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Benvenuta nello spazio dedicato alla cura di noi stesse. Qui condivideremo consigli, suggestioni e spunti di riflessione su come porre attenzione a tutti gli aspetti della nostra vita, dalla moda alla crescita personale, perché crediamo che coltivare ciò che ci fa stare bene significhi investire in ciò che ci rende più forti e consapevoli.
Emma Specter, giornalista di Vogue, ha raccontato che, mentre era in taxi diretta al colloquio per entrare in redazione, cercò online quale fosse il look giusto per presentarsi. Quando scoprì che il total black che aveva scelto sembrava essere proprio ciò che bisognava evitare, pensò di tornare a casa a cambiarsi. Non lo fece. Andò al colloquio così com’era. E ottenne il lavoro.
Quando vogliamo fare una buona impressione non esiste un codice perfetto. Il look giusto dipende dalla situazione, da ciò che dovremo fare e da quanto ciò che indossiamo ci fa sentire credibili. Ecco 5 modi per prepararti senza trasformare l’outfit in un altro esame da superare.
Prima del dress code, immagina la scena. Sarai seduta dall’altra parte di una scrivania? Dovrai presentare in piedi? Passerai da un incontro all’altro? Sarai davanti a una videocamera? Un look può essere perfettamente appropriato e comunque poco adatto a ciò che devi fare. Una giacca molto rigida cambia il modo in cui gesticoli; una gonna che funziona in piedi può richiedere continue verifiche quando ti siedi; una scarpa impegnativa pesa diversamente se devi attraversare mezza città.
Il consiglio: ripercorri mentalmente la giornata dall’inizio alla fine e scegli i capi anche in funzione dei gesti che dovrai fare. L’obiettivo è arrivare al momento importante pensando a ciò che vuoi dire, non a ciò che indossi.
Blazer, pantaloni sartoriali, camicie e abiti dalle linee definite comunicano cura e intenzionalità. Alcuni studi sulle impressioni professionali collegano l’abbigliamento percepito come professionale a una maggiore valutazione di competenza, ma l’effetto cambia con il settore, la situazione e chi osserva. “Più formale” non equivale automaticamente a “più credibile”.
Il consiglio: chiediti quale elemento può dare struttura al look A volte basta una giacca; altre volte bastano un pantalone ben costruito o una scarpa più decisa
Un capo nuovo aggiunge una variabile proprio quando ne hai già parecchie. Non sai ancora come si comporterà dopo due ore, se ti farà caldo, se la cintura resterà al suo posto o se quelle scarpe saranno ancora una buona idea dopo il tragitto.
Il consiglio: se vuoi inserire qualcosa di nuovo prova il look completo, nella posizione e con gli accessori che userai davvero.
Il consiglio: se vuoi inserire qualcosa di nuovo prova il look completo, nella posizione e con gli accessori che userai davvero.
Non vediamo mai un outfit nel vuoto. Lo vediamo insieme al volto, alla postura, al movimento e all’ambiente, e questo cambia molto tra una call e una sala riunioni. In video gran parte del look scompare dall’inquadratura; in una presentazione dal vivo entrano in gioco silhouette, postura e movimento.
Il consiglio: prova a guardarti dalla prospettiva reale dell’altra persona. Fai una videochiamata di prova, siediti alla distanza di un tavolo oppure osserva il look da qualche metro. È spesso molto più utile del controllo a pochi centimetri dallo specchio.
La ricerca suggerisce una cosa più interessante: l’abbigliamento comunica attraverso una combinazione di formalità, moda, contesto e caratteristiche di chi lo porta. Non viene interpretato attraverso un unico codice.
Il consiglio: togli almeno un elemento che hai scelto soltanto perché “si mette in queste occasioni”. Fare una buona impressione Richiede che ciò che gli altri vedono sia coerente con la persona che stanno per conoscere.
“Mi parli di lei” sembra una domanda semplice. In realtà contiene una trappola: il nostro percorso è molto più lungo del tempo che abbiamo per raccontarlo. Quando vogliamo fare una buona impressione, la tentazione è raccontare tutto: esperienze, competenze, risultati, qualità personali. Ma chi ci ascolta cerca di capire quanto ciò che raccontiamo sia pertinente a quel ruolo.
Prepararsi, significa scegliere meglio cosa rendere visibile.
Uno studio di Kristof-Brown, Barrick e Franke ha osservato che, tra diverse strategie usate dai candidati, la self-promotion era quella più associata alla percezione di compatibilità tra persona e ruolo. Non significa “venderti”: significa aiutare chi hai davanti a vedere il collegamento tra ciò che sai fare e ciò di cui ha bisogno.
Il consiglio: rileggi la descrizione del ruolo e individua tre esigenze centrali.
Per ciascuna, prepara un’esperienza che permetta di capire come l’hai già
affrontata.
Alla fine arriva quasi sempre: “Ha qualche domanda per noi?”. È facile trattarla come l’ultimo test È invece uno dei pochi momenti in cui puoi raccogliere informazioni che servono a te. La ricerca sui realistic job previews, cioè le descrizioni realistiche del lavoro mostra, che aspettative iniziali più accurate portano a un minore turnover . Qualche esempio?
“Come capirete, tra sei mesi, che la persona scelta sta facendo bene?”
“Qual è la parte più difficile di questo ruolo?”
“Perché questa posizione è aperta?”
Il consiglio: arriva al colloquio con almeno due domande che ti aiutino
a decidere, non soltanto a impressionare.
Quando arriva un’offerta di lavoro, il primo numero che guardiamo è lo stipendio. In realtà retribuzione, bonus, welfare, flessibilità, tempo di viaggio, spese necessarie per lavorare e possibilità di crescita formano insieme il valore reale dell’offerta. Nel linguaggio delle risorse umane si parla infatti di total rewards. Ma come si fa a capire quanto vale davvero una proposta per noi?
La parte fissa è quella su cui puoi contare. Quella variabile dipende invece da condizioni che vale la pena conoscere bene: quali risultati bisogna raggiungere? Dipende soltanto da te o anche dai risultati dell’azienda? Dividi quindi l’offerta in due colonne: garantito e variabile. Eviterai di confrontare una cifra certa con una potenziale.
Per capire quanto i benefit valgono davvero, bisogna tradurli in qualcosa di concreto. I buoni pasto possono ridurre la spesa mensile per il pranzo; un’assicurazione sanitaria può coprire costi che altrimenti sosterresti di tasca tua; un abbonamento ai trasporti, un’auto aziendale o un budget per la formazione possono alleggerire altre voci del tuo bilancio. Per ogni benefit, chiediti due cose: quanto mi farebbe risparmiare davvero? e lo userei davvero? Solo allora aggiungilo al valore complessivo dell’offerta.
Un aumento di stipendio può diventare molto meno interessante se il nuovo lavoro comporta due abbonamenti ai mezzi, più benzina, pranzi fuori, parcheggio, una persona che si occupi dei figli qualche ora in più o un trasferimento. Prova a calcolare quanto spenderesti in più o in meno ogni mese, scegliendo quel lavoro. Metti nel conto anche il tempo
Un’offerta economicamente conveniente può essere poco conveniente per la tua vita; una proposta apparentemente meno ricca può restituirti tempo, autonomia o prospettive che per te valgono di più.
Benvenuta nello spazio dedicato alla cura di noi stesse. Qui condivideremo consigli, suggestioni e spunti di riflessione su come porre attenzione a tutti gli aspetti della nostra vita, dalla moda alla crescita personale, perché crediamo che coltivare ciò che ci fa stare bene significhi investire in ciò che ci rende più forti e consapevoli.
Emma Specter, giornalista di Vogue, ha raccontato che, mentre era in taxi diretta al colloquio per entrare in redazione, cercò online quale fosse il look giusto per presentarsi. Quando scoprì che il total black che aveva scelto sembrava essere proprio ciò che bisognava evitare, pensò di tornare a casa a cambiarsi. Non lo fece. Andò al colloquio così com’era. E ottenne il lavoro.
Quando vogliamo fare una buona impressione non esiste un codice perfetto. Il look giusto dipende dalla situazione, da ciò che dovremo fare e da quanto ciò che indossiamo ci fa sentire credibili. Ecco 5 modi per prepararti senza trasformare l’outfit in un altro esame da superare.
“Mi parli di lei” sembra una domanda semplice. In realtà contiene una trappola: il nostro percorso è molto più lungo del tempo che abbiamo per raccontarlo. Quando vogliamo fare una buona impressione, la tentazione è raccontare tutto: esperienze, competenze, risultati, qualità personali. Ma chi ci ascolta cerca di capire quanto ciò che raccontiamo sia pertinente a quel ruolo.
Prepararsi, significa scegliere meglio cosa rendere visibile.
Quando arriva un’offerta di lavoro, il primo numero che guardiamo è lo stipendio. In realtà retribuzione, bonus, welfare, flessibilità, tempo di viaggio, spese necessarie per lavorare e possibilità di crescita formano insieme il valore reale dell’offerta. Nel linguaggio delle risorse umane si parla infatti di total rewards. Ma come si fa a capire quanto vale davvero una proposta per noi?
La parte fissa è quella su cui puoi contare. Quella variabile dipende invece da condizioni che vale la pena conoscere bene: quali risultati bisogna raggiungere? Dipende soltanto da te o anche dai risultati dell’azienda? Dividi quindi l’offerta in due colonne: garantito e variabile. Eviterai di confrontare una cifra certa con una potenziale.
Per capire quanto i benefit valgono davvero, bisogna tradurli in qualcosa di concreto. I buoni pasto possono ridurre la spesa mensile per il pranzo; un’assicurazione sanitaria può coprire costi che altrimenti sosterresti di tasca tua; un abbonamento ai trasporti, un’auto aziendale o un budget per la formazione possono alleggerire altre voci del tuo bilancio. Per ogni benefit, chiediti due cose: quanto mi farebbe risparmiare davvero? e lo userei davvero? Solo allora aggiungilo al valore complessivo dell’offerta.
Un aumento di stipendio può diventare molto meno interessante se il nuovo lavoro comporta due abbonamenti ai mezzi, più benzina, pranzi fuori, parcheggio, una persona che si occupi dei figli qualche ora in più o un trasferimento. Prova a calcolare quanto spenderesti in più o in meno ogni mese, scegliendo quel lavoro. Metti nel conto anche il tempo
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